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Abu Simbel, gloria di Ramses II e Nefertari

Abu Simbel - L'Egitto dei FaraoniUn viaggio in Egitto vi porterà certamente al cospetto delle meraviglie di Abu Simbel. E noi ve lo auguriamo con tutto il cuore.

La straordinarietà di Abu Simbel ripaga la fatica…

Svettante nel mezzo del deserto a circa 280 km a sud-ovest rispetto ad Assuan e a qualche decina di chilometri dal confine sudanese, ABU SIMBEL è un sito archeologico spettacolare che richiede una certa dose di fatica. 3 ore e mezzo di autobus, levataccia prima dell’alba, ma chiunque lo abbia visitato è pronto a giurare che ne vale davvero la pena.

Maestosità e potenza

La maestosità dell’ingresso del tempio è mozzafiato. La facciata, larga 28 metri e alta 12 è famosa per le sei statue che accolgono i visitatori. Si tratta delle più grandi sculture di epoca faraonica che potrete mai ammirare. Quattro di esse rappresentano Ramses II e sono accompagnate da altre due più piccole ma non meno maestose rappresentazioni della moglie Nefertari. In basso, tra le gambe dei consorti si trovano i loro figli.

Il cuore dell’Africa, in KenyaLa bellissima Nefertari

Uno degli edifici è dedicato alla gloria di Nefertari, che però morì senza vedere l’opera ultimata. La leggenda narra invece che la regina, recatasi in visita al suo mausoleo ultimato, morì all’ingresso del tempio.

La straordinaria opera artistica che si dispiega all’interno del tempio non è meno spettacolare dell’esterno, con i bassorilievi che evocano un’arte greco-romana molto di là da venire. Scrollatevi dalla mente, inoltre, l’idea di un’arte egizia con rappresentazioni ieratiche, prive di movimento: le scene di guerra sono incredibilmente dinamiche e narrative, quasi filmiche.

Abu Simbel - L'Egitto dei Faraoni

Abu Simbel: la gloriosa porta d’Egitto

Il sito di Abu Sibel, commissionato da Ramses II nel XIII secolo a. C., era la porta dell’Egitto dei faraoni verso sud. Si tratta di un complesso voluto dal faraone a scopo autocelebrativo ma, probabilmente, anche come dimostrazione di forza e di gloria per i nubiani. Viene infatti da chiedersi chissà cosa provassero i nubiani quando, seguendo il corso del Nilo si trovavano di fronte, improvvisamente, a questo manifesto della forza e  della potenza dei loro vicini egizi e del grande faraone. Immaginate di guardare questo complesso coi loro occhi antichi. Come doveva essere terrificante e stupefacente al tempo se, ancora oggi, trovarsi al cospetto di queste statue gigantesche evoca soggezione e grande meraviglia…

Un’avventura archeologica e tecnologica

Il complesso fu portato alla luce nel 1813 da Johann Ludwig Burckhardt, archeologo svizzero che tra gli altri meriti annovera la scoperta di Petra, in Giordania. Il complesso era completamente invisibile sotto la sabbia. Negli anni ’60 del Novecento, in previsione della costruzione della diga di Assuan, il complesso doveva essere “spostato” o sarebbe stato sommerso. Bizzarro, eh? Eppure l’ingegno dell’uomo ha preservato Abu Simbel con un’operazione ingegneristica straordinaria quasi come il tempio stesso. Il complesso fu tagliato in 4000 blocchi numerati e ricostruito 65 metri più in alto e arretrato di 210 metri rispetto al sito originale, proprio sulla riva del lago Nasser, con una cura tale che le tracce del lavoro non sono visibili.

Abu Simbel - L'Egitto dei Faraoni

Abu Simbel e il Miracolo del Sole

L’elemento più “magico” del tempio, nella posizione originale era il “Miracolo del Sole“: ogni anno, il 22 febbraio e il 22 ottobre, i raggi del sole penetravano nel tempio illuminando la camera del faraone in cui siedono le quattro divinità: Ptah, Amon, Ramses II e Ra. Durante la ricostruzione si è mantenuto l’orientamento originale per conservare il fenomeno spettacolare, seppur con lo sfasamento di un giorno. Dal 1979, le meraviglie di Abu Simbel sono ufficialmente riconosciute come patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

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